schizofrenia padova

La follia, è come un terremoto che, sconvolgendo gli strati superiori del nostro globo, getta sulla superficie fossili preziosi e splendidi, la cui esistenza era sconosciuta ai proprietari del suolo in cui erano sepoltiRush

Il primo ad interessarsi dell’arte dei pazienti psicotici fu Philippe Pinel, medico ora famoso per aver sviluppato con i suoi pazienti un approccio umano e psicologico.

Nei primi anni dell’800 Pinel scrisse dell’arte di due suoi utenti psichiatrici concludendo che la follia, a volte, fa emergere talenti artistici inaspettati.

Anche Lombroso, medico e criminologo italiano, pubblicò un libro (“Genio e follia”, 1864) con la raccolta delle opere di un centinaio di pazienti mostrando come la follia trasformava alcune persone in veri e propri pittori.

Anche il padre della moderna psichiatria scientifica, Emil Kraepelin, notò che alcuni dei suoi pazienti schizofrenici dipingevano. Decise così di raccogliere le opere di quei pazienti per vedere se lo studio dei dipinti potesse aiutare nelle diagnosi del disturbo. Kraepelin credeva nel valore terapeutico della pittura.

Non ultimo Prinzhorn, psichiatra e storico dell’arte, collezionò più di cinquemila opere di circa cinquecento pazienti.

I pazienti di cui lo psichiatra collezionò le opere avevano due caratteristiche principali: erano psicotici e non avevano ricevuto alcuna formazione artistica. Prinzhorn definì Naif il genere artistico delle opere prodotte dai suoi pazienti specificando, però, che questo stile non appartiene esclusivamente a chi soffre di psicosi (vedi Henri Rousseau).

L’interesse di Prinzhorn per la creatività dei suoi pazienti ha aperto sempre più le porte allo studio dell’ “arte psicotica” come mezzo per ascoltare la voce di persone che spesso fanno fatica ad esprimersi con il canale verbale.

La schizofrenia si traduce in un pensiero disordinato, che separa l’individuo dalla realtà. Questo tipo di disturbo si colloca nel rapporto tra la persona e l’ambiente in cui vive e genera forti distorsioni di prospettiva. Queste distorsioni si traducono, visivamente, in alterazioni della forma artistica.

Ecco perché nelle opere di soggetti schizofrenici spesso emergono giustapposizioni di elementi non correlati tra loro, immagini allucinate, ambigue o corpi con parti smembrate.

Ancora una volta risulta chiaro come le opere artistiche siano specchio della mente inconscia dell’artista.

Per essere creativi, bisogna pensare in modo diverso. E quando siamo diversi, c’è la tendenza a essere etichettati come strani, squinternati e anche folli”  Stefansson

Dott.ssa Federica Cusanno, Laureata in Neuroscienze, Arteterapeuta, Vicepresidente Associazione RivelARTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *