teatro padovaApprocciarsi al teatro è terapeutico di per sé, al di là del tipo di teatro e degli obiettivi che esso si pone.
Vediamo perché e cosa può offrire un percorso di Teatroterapia.
Partiamo dalle basi. Per parlare di teatro devono essere compresenti tre fattori: ci deve essere almeno un attore, che comunica un contenuto ad almeno uno spettatore, in un tempo definito da un inizio e una fine e che si gioca nel qui e ora. E’ fatto di azione, quindi, e di relazione: chi vi partecipa lo fa coinvolgendo tutto sè stesso, in tutte le sue parti e nella propria unicità. 

Fin nell’antica Grecia il teatro possedeva valenze educative e relazionali. In uno spazio di finzione venivano agiti drammi e situazioni della vita umana: un rapporto reciproco tra attore che impersonificava il mito, e spettatore che assisteva in prima persona e che, grazie a quel processo che Aristotele definisce “catarsi”, si liberava dai propri blocchi interiori e partecipava così alla vita sociale.

Il teatro del ‘900, che ci segue con le sue evoluzioni fino ai giorni nostri, vede l’inizio di una pedagogia del teatro, ossia un teatro come mezzo e non solo come fine estetico.
Prendiamo ad esempio uno dei primi ad essere definiti registi-pedagoghi: Grotowski (1933-1999).
Nei laboratori che precedevano i suoi spettacoli, stimolava gli attori affinché scovassero quel nucleo che apparteneva loro in quanto esseri umani e che definiva l’essenza utile al fare teatro.
Descriveva infatti il teatro come “ciò che avviene tra l’attore e lo spettatore”, poiché una volta liberatosi del superfluo ne rimaneva l’essenza, che si giocava nella relazione.

Nella sua raccolta “Per un teatro povero” scrive: “In fondo è stato questo interesse per l’essere umano negli altri e in me stesso che mi ha
portato al teatro.”

Oggi di più si da’ grande attenzione alla crescita personale, uno slancio verso la propria
interiorità con il desiderio di riconoscere, prendersi cura e valorizzare quelle parti che ci rendono unici e che vogliamo usare per vivere nel mondo.

La Teatroterapia muove dallo scopo di facilitare una crescita personale, in tutte le sue accezioni (riabilitativa, preventiva e educativa), e utilizza l’arte teatrale come veicolo per raggiungere il fine.

Vediamo come:

  • Training fisico dell’attore: parte sin da una prima fase laboratoriale, che possiamo chiamare pre-espressiva in quanto non ha ancora pretese espressive e comunicative; si gioca, esplorando e indagando le numerose possibilità del proprio corpo e della voce, concedendo a se stessi il rilascio di blocchi e tensioni, a livello fisico ma anche creativo ed emozionale. Dal lavoro su di sé, in singolo, si arriva gradualmente a concepire la relazione con l’altro.  Il proprio corpo, in mezzo ad altri corpi, all’interno di uno spazio. Allargata così la gamma delle possibilità corporee, si può passare ad una fase espressiva, in cui ognuno è stimolato a far emergere e portare significati sullo spazio scenico del laboratorio, e in cui la relazione si fa più raffinata e ricercata.

  • Improvvisazione: è una forma di recitazione senza copione, improvvisata appunto a partire da pochi stimoli iniziali. Improvvisare vuol dire gestire l’imprevisto, l’imprevisto si gestisce grazie alla propria capacità creativa. Questa tecnica infatti è fondamentale per far emergere, scoprire e allenare la propria creatività.

  • Drammatizzazione: avendo uno stimolo iniziale (una storia, un’immagine, una situazione, un tema universale…), si lavora per renderlo gesto, movimento e successivamente parola, in un sistema di significati da offrire in forma artistica a chi guarda. L’attenzione è rivolta alla pulizia del gesto, in modo da togliere ogni pretesa didascalica e scoprire nuove vie di espressione.

 

L’ultimo tassello di questo processo viene definito post-espressivo, e consiste nel restituire a ciò che è avvenuto durante percorso una forma definita e apprezzabile: una sintesi che porta un messaggio nuovo all’esterno del laboratorio, ad un pubblico.
Può avere diverse forme: uno spettacolo vero e proprio o una prova aperta, un video, un testo…

Gli ingredienti principali di un laboratorio di Teatroterapia sono gli stessi di ogni altra Arteterapia, dove la forma artistica è un mezzo per avvicinarsi ai propri obiettivi: il clima di gioco e di non-giudizio, l’accoglienza e il principio di piacevolezza che accompagna ogni incontro, e quel sottile ma potente equilibrio che sta tra il rispetto dei confini e la spinta dolce che vuole superarli.

 

Per approfondimenti:
– Teorie e visioni dell’esperienza «teatrale». L’arte performativa tra natura e culture. Edoardo Giovanni Carlotti, Accademia University Press, 2014.
– Per un teatro povero. Jerzy Grotowski, Bulzoni, 1970.

 

Federica Cannavò, Educatrice professionale, Attrice, Specializzanda Triennale in Teatroterapia

 

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