empatia

La maggior parte delle persone si reputa empatica, perché si preoccupa per gli altri, ma è davvero così?

La parola empatia deriva dal greco empàtheia (en-, dentro e phatos, sofferenza o sentimento) e in psicologia indica la capacità di comprendere lo stato d’animo di un’altra persona senza ricorrere alla comunicazione verbale.

Se la maggior parte di noi fosse empatico al 100% non esisterebbero tantissimi concetti come il razzismo, il bullismo, il pregiudizio…

La verità è che poche persone sentono l’altro e per sentire si intende comprendere lo stato altrui nel profondo, immaginandolo, percependolo, intuendolo…ma non provando preoccupazione.

Il segreto dell’empatia, sta nel saper tenere un certo distacco. Comprendere ma non facendo proprio il dolore altrui, capire ma non giustificare, sentire ma non farsi fagocitare.

Paradossalmente quindi comprendere ma con lucidità.

Quando il dolore altrui ci attraversa, trafigge e preoccupa eccessivamente, ci stiamo forse solo occupando la mente per non ascoltare noi stessi e le nostre criticità. Significa celare la paura di occuparsi delle nostre zone d’ombra riempiendoci della preoccupazione per gli altri.

Tutto questo ovviamente accade inconsciamente. Un po’ come mettere ordine sulla scrivania o in casa perché si è stressati, non stiamo forse cercando di mettere ordine dentro noi stessi?

In alcuni casi, prendersi cura degli altri permette di occupare la mente, per costruire inconsciamente un alibi: non ho tempo per me stesso perché penso agli altri!

Fa paura mettersi in discussione, comprendere le proprie zone d’ombra, le insoddisfazioni… si teme che le proprie certezze crollino, che la propria vita possa cambiare portandoci fuori dalla zona di confort che ci siamo costruiti, anche se in realtà tanto confortevole non è.

Attenzione, non si tratta di demonizzare chi è generoso, comprensivo e cerca di aiutare le persone, ma si tratta di chiedersi perché lo si fa.

Spesso aiutiamo le persone e ci diamo pena per gli altri quando riconosciamo nell’altro un nostro malessere, anche solo per piccoli aspetti. A volte inoltre aiutiamo gli altri in modo disinteressato, ma forse, inconsciamente desideriamo che qualcuno lo faccia per noi.

Il tormento altrui non deve ledere la nostra vita privata. Nel momento in cui ci preoccupiamo eccessivamente per l’altro, ci stiamo distraendo. La domanda che dovremmo porci è: da che cosa stiamo rifuggendo?

In sintesi, se ci riteniamo persone empatiche chiediamoci se il preoccuparci dell’altro è una strategia per distrarci da noi stessi o se davvero siamo tesi alla comprensione e ascolto dell’altro.

Nel mio lavoro di Arteterapeuta, l’empatia è un aspetto fondamentale. Ci si pone in ascolto dell’altro per sintonizzarsi sulle sue frequenze e comprendere il vissuto che comunica attraverso il processo creativo.

Ma cosa succederebbe se non avessi acquisito questa capacità? Porterei la preoccupazione per ogni singolo utente nella mia vita privata? Sarei in grado di accompagnare con serenità la realizzazione di un’opera o la verbalizzazione della stessa al termine dell’incontro? Ovviamente la risposta è No.

Non è facile, lo scivolone è sempre dietro l’angolo. Il riconoscimento di una propria dinamica interiore, una adeguata formazione ed una costante supervisione, permettono di mantenere la giusta serenità per poter svolgere questa professione con equilibrio.

Barbara OrlandoArteterapeuta, Direttrice Didattica Scuola Artedo Padova, Presidente Associazione RivelARTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *